Nel settore alberghiero di fascia alta, la scelta di un Executive Chef non è una semplice decisione di recruiting.

È una decisione che può incidere direttamente su marginalità F&B, customer experience, reputazione, produttività del personale e valore percepito dell'asset.

Per una proprietà alberghiera, quindi, la domanda non dovrebbe essere:

“Qual è lo chef più bravo che possiamo assumere?”

La domanda corretta è:

“Quale Executive Chef è in grado di proteggere e aumentare il valore del nostro hotel?”

Questa distinzione è fondamentale.

Un Executive Chef può avere un curriculum prestigioso, esperienze internazionali e importanti riconoscimenti gastronomici. Ma se non sa governare persone, costi, processi e standard, il suo talento culinario può non tradursi in performance economica.

Al contrario, un professionista capace di integrare cucina, management e strategia F&B può diventare una vera leva di valore per l'asset.


Executive Chef: il vero perimetro della posizione

In un hotel strutturato, l'Executive Chef non è soltanto il responsabile della cucina.

È un manager che deve coordinare contemporaneamente:

  • qualità e standard gastronomici;
  • food cost e marginalità;
  • labour cost e produttività;
  • acquisti e rapporto con i fornitori;
  • menu engineering;
  • gestione e sviluppo della brigata;
  • breakfast, à la carte, banqueting e room service;
  • sicurezza alimentare e procedure;
  • pianificazione del lavoro;
  • relazione con General Manager e proprietà;
  • reputazione della proposta F&B;
  • coerenza tra concept gastronomico e posizionamento dell'hotel.

Il suo perimetro, quindi, attraversa operations, people management, finance, brand e guest experience.

È per questo che la selezione di un Executive Chef deve essere trattata come una vera decisione manageriale strategica.


La variabile critica: qualità senza perdere il controllo dei costi

Il problema più complesso nella gestione F&B è trovare il punto di equilibrio tra tre variabili:

QUALITÀ — MARGINALITÀ — REPUTAZIONE

Aumentare la qualità senza governare il costo può distruggere la marginalità.

Ridurre i costi senza una strategia può compromettere l'esperienza dell'ospite.

Aumentare la complessità operativa senza adeguati processi può far crescere il labour cost e ridurre la produttività.

E una proposta gastronomica incoerente con il posizionamento dell'hotel può danneggiare la reputazione costruita dall'intero asset.

L'Executive Chef deve quindi essere in grado di leggere la cucina anche come unità economica.

Food cost, labour cost, prime cost, waste, resa delle materie prime, produttività, mix di vendita, pricing e marginalità non possono essere considerati elementi separati dalla creatività gastronomica.

La domanda da porre al candidato non è soltanto:

“Qual è il suo stile di cucina?”

È:

“Quali risultati economici e operativi è riuscito a produrre attraverso la sua cucina?”


Il Framework Vertex per la selezione dell'Executive Chef

Un processo di Executive Search realmente efficace non dovrebbe limitarsi alla valutazione del curriculum.

Vertex propone una lettura della posizione attraverso cinque dimensioni decisive.

1. Track record comparabile

Non conta soltanto dove ha lavorato il candidato.

Conta che cosa ha realmente gestito.

Dimensione dell'hotel, numero di outlet, volumi F&B, dimensione della brigata, stagionalità, banqueting, fine dining, breakfast, room service e complessità organizzativa devono essere messi in relazione con l'asset di destinazione.

Un Executive Chef abituato a gestire un ristorante standalone non è automaticamente pronto per governare una cucina alberghiera multi-outlet.

Esperienza prestigiosa non significa necessariamente esperienza pertinente.

2. Financial acumen

Un Executive Chef moderno deve comprendere il conto economico della propria area.

Deve saper leggere e governare:

  • food cost;
  • labour cost;
  • prime cost;
  • budget;
  • forecast;
  • produttività;
  • scarti;
  • acquisti;
  • marginalità per outlet;
  • costo per coperto;
  • performance rispetto agli obiettivi.

La domanda decisiva durante un colloquio è spesso questa:

“Mi descriva un intervento concreto con cui ha migliorato la marginalità senza ridurre la qualità percepita.”

La risposta può rivelare molto più del curriculum.

3. Leadership e organizzazione

Una cucina non è performante perché ha uno chef talentuoso.

È performante quando lo chef è capace di costruire una macchina organizzativa che funziona anche senza la sua presenza costante.

La valutazione deve quindi considerare:

  • turnover;
  • retention;
  • formazione;
  • delega;
  • succession planning;
  • sviluppo delle seconde linee;
  • cultura organizzativa;
  • capacità di gestire conflitti e pressione.

Uno chef che accentra ogni decisione su di sé può essere un talento straordinario, ma rappresentare contemporaneamente un key-person risk.

4. Brand e reputazione

Nel luxury hospitality la ristorazione contribuisce direttamente alla percezione del brand.

La reputazione personale dello chef può generare traffico e attenzione, ma crea anche una domanda strategica:

il valore appartiene all'hotel o esclusivamente alla persona?

La proprietà deve evitare che il progetto F&B diventi eccessivamente dipendente dal personal brand del professionista.

L'obiettivo deve essere costruire reputazione trasferibile all'asset.

5. Strategic fit

Il candidato migliore sul mercato non è necessariamente il candidato migliore per il vostro hotel.

Un Executive Chef abituato al fine dining può non essere adatto a un resort con forte componente banqueting.

Un professionista proveniente da un grande gruppo internazionale può non essere il profilo corretto per una proprietà indipendente.

Uno chef abituato a brigate molto numerose può avere difficoltà in un boutique hotel caratterizzato da una struttura organizzativa estremamente snella.

La selezione deve quindi partire dal business model dell'asset e arrivare al candidato, non il contrario.


I 7 errori che una proprietà non dovrebbe commettere

1. Confondere fama e capacità manageriale

Un nome conosciuto non è automaticamente sinonimo di performance.

2. Valutare la creatività senza valutare il conto economico

Una grande cucina che non genera marginalità non è una grande gestione alberghiera.

3. Ignorare il labour cost

Una brigata sovradimensionata può compromettere rapidamente la redditività F&B.

4. Accettare risultati non verificati

“Ho rilanciato il ristorante” non è un risultato misurabile.

Bisogna capire come, in quanto tempo e con quali KPI.

5. Sottovalutare il turnover

Un'elevata rotazione della brigata può essere il sintomo di un problema di leadership, organizzazione o cultura manageriale.

6. Non verificare il rapporto con la proprietà

Il fit tra Executive Chef, General Manager e ownership è determinante.

Un talento incompatibile con la governance dell'hotel può diventare rapidamente un problema.

7. Confondere urgenza con necessità di accelerare senza metodo

La necessità di coprire rapidamente una posizione non giustifica una selezione superficiale.

Un errore executive non si corregge semplicemente assumendo un'altra persona.


Quanto può costare un Executive Chef sbagliato?

Per una proprietà, il costo non coincide con lo stipendio del professionista.

Il vero costo può includere:

turnover + inefficienze + food cost + labour cost + perdita di qualità + recensioni negative + mancato raggiungimento del budget + danno reputazionale.

E soprattutto il costo opportunità.

Un Executive Chef non allineato al business plan può rallentare il rilancio di un outlet, compromettere un concept F&B o rendere più difficile raggiungere gli obiettivi economici dell'hotel.

Per questo la domanda finanziariamente corretta non è:

“Quanto costa una Executive Search?”

È:

“Quanto costa scegliere la persona sbagliata?”


Dalla ricerca del candidato alla due diligence manageriale

La vera Executive Search non consiste nel consegnare alla proprietà una lista di CV.

Consiste nel ridurre il rischio della decisione.

Un processo strutturato dovrebbe partire da:

Asset Analysis → Business & F&B Strategy → Executive Profile → Market Mapping → Assessment → Reference Check → Short List → Decision Support

Prima si comprende il contesto.

Poi si definisce il profilo.

Successivamente si mappa il mercato e si valutano i candidati attraverso track record, competenze, leadership, KPI, motivazioni e compatibilità con la proprietà.

Il risultato non deve essere una long list.

Deve essere una decisione più informata, più veloce e meno rischiosa.

Executive Chef e valore dell'asset alberghiero

La gestione F&B non può essere isolata dalla strategia complessiva dell'hotel.

Per proprietà e investitori, la proposta gastronomica deve essere coerente con:

  • posizionamento;
  • business plan;
  • target di clientela;
  • ADR e segmento di riferimento;
  • strategia F&B;
  • obiettivi di marginalità;
  • brand identity;
  • organizzazione;
  • piano di sviluppo dell'asset.

È la stessa logica con cui deve essere valutato ogni executive dell'hospitality: non la persona in astratto, ma il contributo che quella persona può produrre nel contesto specifico dell'investimento.


Per approfondire temi di gestione, investimento e sviluppo alberghiero sono disponibili anche le risorse di Roberto Necci, InvestHotel, Investimenti Alberghieri e Hotel Management Group.


La domanda finale non è “chi assumere?”, ma “quale valore deve creare?”

Prima di avviare la selezione di un Executive Chef, proprietà e management dovrebbero definire cinque elementi:

  1. Quale problema deve risolvere il nuovo Executive Chef?
  2. Quali KPI dovrà migliorare nei primi 12 mesi?
  3. Quale struttura organizzativa dovrà costruire?
  4. Quale ruolo dovrà avere la cucina nel posizionamento dell'hotel?
  5. Quale contributo dovrà generare sulla marginalità e sulla reputazione dell'asset?

Se queste risposte non sono chiare, il problema non è ancora trovare il candidato.

È definire correttamente la posizione.

Ed è proprio qui che un processo di Executive Search specialistico crea valore.


Vertex Executive Search: il candidato giusto è quello che crea valore per il tuo asset


Vertex Executive Search supporta proprietà, investitori, gruppi alberghieri e operatori hospitality nella ricerca e valutazione di figure executive e manageriali.

L'approccio parte dall'asset, dal business model e dagli obiettivi della proprietà per arrivare alla persona.

Non dalla disponibilità di candidati.

Non dalla semplice pubblicazione di una posizione.

Non dal curriculum più brillante.

Dalla necessità strategica dell'hotel.

Perché un Executive Chef non deve soltanto cucinare bene.

Deve saper proteggere la qualità, governare i costi, guidare le persone, difendere la reputazione e contribuire alla performance dell'asset.


Hai un hotel da aprire, rilanciare, riposizionare o riorganizzare?

Prima di assumere il prossimo Executive Chef, parla con Vertex.

Non affidare una posizione che incide su marginalità, reputazione e customer experience a un processo di recruiting generalista.

Scrivi a info@vertexexecutivesearch.it e richiedi un confronto riservato con Vertex Executive Search.

La differenza non è trovare uno chef.

La differenza è trovare il manager che il tuo asset può permettersi di scegliere.